La Razza Marchigiana rischia di scomparire proprio nella sua terra

Confagricoltura: "Sostenere le poche aziende che salvaguardano il patrimonio genetico"
Attualità
di Giulia Sancricca

«La Razza Marchigiana rischia di scomparire dalla sua terra d’origine». A lanciare l’allarme è Luca Pompozzi, direttore di Confagricoltura Macerata, che chiede un intervento della Regione per sostenere almeno le pochissime stalle ancora attive in provincia. «Nel Maceratese – l’analisi di Pompozzi – un tempo culla dell’allevamento della Razza Marchigiana, sono rimaste solo tre aziende agricole a portare avanti questa tradizione. Ha chiuso addirittura il Centro tori dell’Istituto Agrario».

Un lento declino

Luca Pompozzi

Un declino iniziato almeno trent’anni fa che oggi ha raggiunto livelli allarmanti che spingono il direttore dell’associazione di categoria a chiedere un intervento concreto delle istituzioni: «È fondamentale volgere un occhio alle poche aziende che ancora investono in questa razza – spiega – e poterle sostenere nel prosieguo di questo patrimonio genetico. Se la Regione ha pensato di spendere e investire finanziamenti ingenti sull’agricoltura biologica ben venga, ma nel caso degli allevamenti della Razza Marchigiana servirebbero davvero pochi spiccioli per poter cambiare rotta. Si potrebbe anche focalizzare il sostegno sulla necessità specifica di ogni azienda, ma si deve intervenire subito affinché non si arrivi alla chiusura totale di realtà che non possono sostenersi solo con gli introiti della vendita del prodotto». Pompozzi stila allora una analisi delle cause che nel tempo hanno portato al declino: «Innanzitutto la mancanza di valorizzazione del prodotto – rimarca –. In Campania, nel basso Lazio e in Basilicata vengono svolte importanti manifestazioni rivolte alla promozione della Razza Marchigiana, una strategia che porta quindi al mantenimento degli allevamenti presenti. Paradossalmente, nella sua terra di origine, questo non avviene: vanno per la maggiore gli incroci, le razze francesi che troviamo nella grande distribuzione, e poi la Chianina che i toscani sanno bene come promuovere, diversamente dalla bistecca di Marchigiana che non ha la notorietà che merita».

Basse rese, ma alta qualità

Bovini di Razza Marchigiana

Resta poi la questione economica e di convenienza per gli allevatori: «Purtroppo la Marchigiana è una razza che ha rese basse – evidenzia Pompozzi –, è difficile portare il vitellone a 600-700 chili. Ha un indice di conversione basso, l’ossatura e la pelle importanti, cresce a rilento. Economicamente è indietro, ma riguardo il pregio per incroci, qualità della carne, robustezza e rusticità è al pari della Chianina e va mantenuta». Un valore che nel passato era ben chiaro anche all’estero: «Negli anni ’90 in Argentina e in Brasile abbiamo esportato seme di questa razza in quantità indescrivibili. Il pregio del prodotto è riconosciuto: va valorizzato, così come vanno sostenute le aziende che lavorano per mantenerlo».

Tags: in evidenza, Luca Pompozzi, Razza Marchigiana

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